La Sanità degli appalti

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Il mondo della Sanità è un osservatorio privilegiato per comprendere come l’Italia, Toscana compresa, è cambiata negli ultimi trent’anni.

A fine anni ’70 vengono liquidate le vecchie mutue e nasce il Sistema Sanitario Nazionale, pubblico e universale.
Certo, anche allora c’era una sanità privata, ma collaterale, che forniva servizi specifici ad un pubblico ristretto più facoltoso e più esigente. Oppure una sanità privata prevalentemente di matrice cattolica, con scopi anche di assistenza alle marginalità sociali e in questo quadro convenzionata con lo Stato. Ma il grosso della Sanità era pubblica, con i dipendenti tutti sotto un unico contratto nazionale. Tra corruzione e spese pazze, dieci anni dopo i soldi cominciarono a scarseggiare e, dopo il ciclone tangentopoli, si continuarono a fare grandi opere inutili e costose, ma si cominciò arisparmiare sui servizi, a cominciare naturalmente dalla Sanità.

Le pulizie alle cooperative

Tutti d’accordo centrodestra e centrosinistra, una delle prime misure fu l’appalto a ditte esterne di una serie di servizi “basici” fino ad allora svolti da personale interno alle strutture sanitarie: pulizie, cucine, manutenzione in genere. Ditte in prevalenza cooperative, perché il contratto dei lavoratori delle cooperative è vergognosamente irrisorio e quindi le cooperative potevano fare condizioni migliori negli appalti.
Con questo trucchetto una percentuale considerevole di lavoratori della Sanità sono stati spostati dal contratto della Sanità a quello delle cooperative, forse, corruzione permettendo, con un certo risparmio per le casse pubbliche. A spese naturalmente degli ultimi tra gli ultimi, quelli che vanno a lavorare e guadagnano così poco da non aver di che vivere. Con i sindacati a fare i salti mortali, per assicurare che ad ogni cambio di appalto (gli appalti per loro natura sono temporanei) la cooperativa subentrante assumesse i lavoratori della cooperativa precedente. E naturalmente, di appalto in appalto, con l’anzianità di servizio che tornava sempre a zero, per escludere sul nascere ogni possibilità di aumento di salario.

Servizi sanitari in appalto esterno

Bene, in questi ultimi anni siamo passati alla fase successiva: l’appalto anche di alcuni servizi sanitari più sofisticati delle pulizie. L’apripista è stata la Lombardia, che in Sanità ha fatto un frullato pazzesco tra pubblico e privato, con le imprese riconducibili a “Comunione e Liberazione” sempre in prima fila. Il caso lombardo dimostra inequivocabilmente che in Italia privatizzare non aumenta l’efficienza, non combatte la corruzione e non fa spendere di meno allo Stato, in particolare è stata la sanità privata lombarda a produrre i due casi più ignobili della storia della Sanità italiana: la clinica che operava gente sana per riscuotere i rimborsi regionali e la clinica dove sono bruciate vive diverse persone in camera iperbarica.
La Toscana sembrava la portabandiera della sanità pubblica, ma piano piano qualcosa è cominciato a cambiare anche da noi. Negli ultimi anni i toscani sono invecchiati, l’età media si è alzata e con l’età sono aumentate le malattie e per esempio la richiesta di indagini diagnostiche, a cominciare da quelle per immagini (radiografie, TAC e risonanze magnetiche). Si poteva fare un serio progetto con i medici di famiglia per circoscrivere gli esami ai casi in cui erano veramente appropriati. Oppure si poteva fare un discorso “di mercato”: all’aumento della richiesta si aumenta l’offerta, aprendo nuovi laboratori pubblici.
Invece si è escogitata una terza via, l’Italia è sempre il paese delle terze vie: l’appalto non al privato o non tanto al privato, bensì al più tranquillizzante terzo settore. Con l’aumento dei ticket ad un livello tale che a quel punto diventa veramente più conveniente per il cittadino che deve fare un esame rivolgersi al privato convenzionato. Si noti la perfidia di tutto questo: se ti scagli contro questo sistema diventi subito il nemico numero uno del volontariato ed additato al pubblico ludibrio. Proviamo a guardare le cose da un altro punto di vista.

Il ruolo del volontariato

In uno Stato si pagano le tasse per avere quei servizi essenziali che fanno di una persona un cittadino. Chi guadagna di più paga o dovrebbe pagare più tasse per consentire che lo Stato possa fornire i servizi essenziali anche a chi guadagna troppo poco per pagare le tasse. Lo Stato fornisce i servizi essenziali, la sanità privata è liberissima di fornire servizi aggiuntivi, per chi può permetterseli. E il volontariato ha senso in tutte quelle situazioni di emergenza in cui lo Stato da solo non ce la fa, a cominciare dalle alluvioni e dai terremoti, che in Italia non mancano mai. Ma se il volontariato comincia ad assumere dipendenti non è più volontariato, diventa una qualsiasi ditta privata. Che però non opera negli USA, dove i privati si fanno la concorrenza a parità di condizioni.

Il volontariato italiano sta purtroppo in Italia e, se si fa impresa, dipende totalmente dal potere politico, che decide se rinnovargli o no la convenzione. E se agisce al di fuori della convenzione, rischia grosso, perché in Italia non ci sono abbastanza risorse private da sostenere ovunque strutture sanitarie private. Significativo quello che è successo alla Misericordia di Pisa, che in preda a manie di grandezza ha prima assunto e poi licenziato una quarantina di lavoratori. Con l’avvento del renzismo, anche la Sanità è a una svolta e basta leggere in controluce le dichiarazioni degli esponenti del PD toscano, assessori in pectore compresi, per rendersene conto.
Il futuro che questi grigi funzionari di partito ci riservano è quello di unaSanità sempre più appaltata, con lavoratori sempre più demotivati. E’ facile prevedere che la qualità dei servizi ne risentirà alquanto e del resto la situazione non migliorerà certamente una volta portata a termine la riduzione dei posti letto e del personale di prima linea (medici, infermieri e tecnici), riduzioni previste dagli ultimi provvedimenti regionali. In una folle rincorsa al risparmio che non risparmia nessuno e alla fine, la Grecia insegna, non riduce neppure il debito pubblico. Però è la strada giusta per tornare ad abbassare l’età media (già compromessa dall’inquinamento) e dare finalmente una soluzione definitiva al problema delle pensioni.

Per uno sguardo nazionale sul tema, vedi il post dei deputati 5 Stelle Pierluigi Pagnotta

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