L’unico vero errore è quello di non imparare dai propri errori!

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Qualcuno continua a fare lo stesso errore, ignorare, allontanare, ostacolare, invece di considerare, accogliere, semplificare, la partecipazione dei cittadini, il Meet-Up del M5S di Casciana terme Lari è da considerare a tutti gli effetti uno stakeholder e visto che gli amministratori non lo hanno ancora capito, è bene chiarire ulteriormente:

Questo approfondimento illustra alcune dinamiche relative ai processi decisionali inclusivi, soffermandosi sugli attori, sulle fasi e sui tempi, e fornendo utili spunti ed indicazioni operative.

Cosa si intende per processi decisionali inclusivi?
I processi partecipativi o decisionali inclusivi riguardano il coinvolgimento di enti, soggetti privati, associazioni o comuni cittadini nelle scelte compiute dalla pubblica amministrazione. Il processo di partecipazione, per essere efficace, deve, non solo basarsi sul confronto e il coinvolgimento degli attori locali ma appartenere ai soggetti coinvolti ed essere sentito proprio da tutti i partecipanti.

Chi promuove e realizza un processo decisionale inclusivo?
In generale, in ogni processo partecipativo sono riconoscibili alcuni ruoli fondamentali essenziali per la realizzazione del percorso:

  • un ruolo politico di garante del processo e della “posta in gioco”;
  • un ruolo tecnico di coordinamento del processo, forte, assertivo;
  • un ruolo di facilitazione, con un soggetto terzo, spesso esterno, neutrale rispetto agli interessi in atto;
  • il ruolo degli stakeholder, i portatori di interesse, di punti di vista rilevanti sulla questione da affrontare.

Come si realizza un processo decisionale inclusivo?
Che i processi inclusivi siano scelti di propria iniziativa dagli amministratori o siano imposti (o incoraggiati) da leggi nazionali e europee, il problema è quello di farli funzionare riuscendo ad integrare insieme punti di vista differenti, a valorizzare le diverse posizioni, coinvolgendo attori che molto difficilmente avrebbero avuto la possibilità di confrontarsi.
Prima di avviare un processo partecipativo è fondamentale avere chiaro quale sia l’obiettivo da raggiungere e quale sia la posta in gioco, ossia per che cosa si intende chiedere un contributo agli attori da coinvolgere.
Quindi sarà necessario stabilire chi sarà coinvolto nell’attività per i diversi ruoli (promotore, regia tecnica, facilitazione) e quali saranno gli stakeholder da coinvolgere nel processo.

Quando attivare un processo partecipativo?
In particolare:

  • quando esistono forti conflitti, attuali o potenziali;
  • quando abbiamo bisogno dell’apporto – in termini di competenze, di “sapere esperto”, di informazioni, di esperienze di vita – di altri soggetti.

Per garantire la reale partecipazione di tutti gli attori e far sì che essi discutano costruttivamente e giungano a dei risultati in tempi ristretti è necessario dare la possibilità a tutti i partecipanti di esprimersi. Le tecniche di facilitazione esistenti sono infatti orientate a fare in modo che tutti dispongano di informazioni adeguate, che provino ad ascoltarsi e a capirsi, e che siano messi in condizione di arrivare, quando possibile, a soluzioni condivise o comunque di affrontare apertamente i conflitti.

  Fonte

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