Spiegazione per il Comune, ecco come funziona il FOIA

reticente 2Abbiamo voluto pubblicare questa semplice ma dettagliata guida pensando alla nostra amministrazione Comunale.

Visti i continui episodi di “ritardo ingiustificato” nella consegna della documentazione richiesta con regolare accesso agli atti da parte di alcuni cittadini che si sono lamentati con noi, non ultimo il Comitato che sta lottando per evitare la costruzione del forno crematorio nel cimitero di Lavaiano o Perignano, approfittiamo per spiegare in modo puntuale come ed entro quali limiti i cittadini sia singoli che in forma associata possano venire a in possesso delle informazioni e dei documenti detenuti della Pubblica Amministrazione e soprattutto ciò che può e non può più fare l’amministrazione in caso di richiesta degli stessi documenti da parte dei cittadini.

Dallo scorso 23 dicembre 2016 è entrato in vigore in Italia una nuova regolamentazione per l’accesso agli atti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, stiamo parlando del FOIA – Freedom Of Information Act.

E’ bene far presente alla pubblica amministrazione “anche la nostra” che ora tutti i cittadini possono accedere liberamente e gratuitamente agli atti e ai documenti “detenuti“, attenzione a questa parola, cioè non solo quelli prodotti della Pubblica Amministrazione, ma anche semplicemente quelli conservati per vari motivi dall’ufficio pubblico e li si può avere a prescindere dal fornire o mano una specifica motivazione a sostegno della richiesta.

Perché accade questo? Principalmente perché la trasparenza è sicuramente la migliore arma per la lotta alla corruzione.

Chi sono i titolari del diritto all’accesso?

La richiesta di accesso agli atti può essere fatta oggi da chiunque anche per pura curiosità, e quindi a prescindere da uno specifico interesse, senza necessità di fornire precise motivazioni e senza che ciò comporti alcun onere economico se non eventualmente quello per la riproduzione cartacea del documento richiesto.

Chi sono i richiedenti e i destinatari della richiesta?

Tutti coloro che hanno interesse, per qualsiasi ragione, ad accedere a un atto amministrativo devono quindi farne richiesta alla PA rivolgendosi o all’URP dell’amministrazione di riferimento o al diverso ufficio che eventualmente è indicato sul sito internet di quest’ultima o, infine, direttamente all’ufficio presso il quale si trovano materialmente gli atti, i documenti o le informazioni di interesse.
L’istanza può essere presentata anche telematicamente ad esempio a mezzo PEC (Posta Elettronica Certificata).

Quali atti sono accessibili?

In generale, la richiesta di accesso può avere ad oggetto tutti gli atti e i documenti delle pubbliche amministrazioni, sia statali, che regionali, che locali anche se non direttamente prodotti da esse ma semplicemente da esse detenuti per i più diversi motivi.
Va precisato che, almeno astrattamente, non necessitano di un’esplicita richiesta di accesso le informazioni con riferimento alle quali le PP.AA. hanno già l’obbligo di pubblicazione nel proprio sito internet, alla sezione “amministrazione trasparente” (con la conseguenza che, se tale obbligo non è ottemperato, il cittadino deve rivolgersi al responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza).

Esiste un pregiudizio ad interessi pubblici o privati?

In ogni caso, sebbene oggi il diritto di accesso agli atti amministrativi abbia contenuti più dilatati rispetto al passato, ciò non toglie che le pubbliche amministrazioni in determinati casi abbiano ancora il diritto, o meglio il dovere, di rifiutare l’istanza.
Il rifiuto, più in particolare, è necessario nel caso in cui l’accesso agli atti comporta un pregiudizio a interessi pubblici o a interessi privati.
Gli interessi pubblici ai quali ci si riferisce, nel dettaglio, sono il segreto di Stato, la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico, le relazioni internazionali, la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato, la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari, lo svolgimento regolare di attività ispettive e la conduzione di indagini su reati e il loro perseguimento.
Gli interessi privati idonei a giustificare il rifiuto di accesso agli atti, invece, vanno individuati nella protezione dei dati personali, nella libertà e nella segretezza della corrispondenza, in determinati interessi economici e commerciali di un singolo individuo o di una società (tra i quali la tutela della proprietà intellettuale, del diritto d’autore e dei segreti commerciali).

C’è l’obbligo di motivare del rifiuto?

In ogni caso, l’amministrazione che rifiuta una richiesta di accesso deve darne adeguata motivazione all’interessato.

Quest’ultimo, se non la condivide, può innanzitutto fare istanza di riesame al responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza, il quale è chiamato a dare riscontro con provvedimento motivato.

L’interessato può poi rivolgersi anche al TAR, per opporsi giudizialmente sia alla decisione della pubblica amministrazione alla quale si è rivolto che a quella del responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza.

Infine, nel caso in cui il destinatario dell’istanza rifiutata sia un’amministrazione regionale o locale è possibile ricorrere al difensore civico istituito nel proprio ambito territoriale o, ove assente, in quello immediatamente superiore.

La risposta deve avvenire sempre entro 30 giorni?

In generale, dinanzi ad un’istanza di accesso, l’amministrazione è tenuta a rispondere, positivamente o negativamente nei limiti visti, entro il termine massimo di 30 giorni.
Se non vi provvede, vale la regola del silenzio-assenso e l’istanza deve considerarsi accolta.
In alcuni casi, però, il predetto termine è dilatato, con conseguente dilatazione anche del momento in cui la regola sopra citata produce le sue conseguenze. Ci si riferisce, in particolare, all’ipotesi in cui la richiesta crei potenzialmente danno ad altri soggetti, definiti controinteressati (si pensi, ad esempio, a coloro che precedono il richiedente nella graduatoria di un concorso pubblico).

Se essa si verifica, la PA deve comunicare la richiesta di accesso a tali soggetti, i quali avranno dieci giorni per opporsi.

Il termine di 30 giorni, quindi, resta sospeso e rinizia a decorrere dopo che è trascorso il periodo concesso ai controinteressati per l’opposizione.

Cosa dicono le linee guida ANAC?

A seguito dell’entrata in vigore del FOIA, l’ANAC – autorità garante anticorruzione ha redatto delle linee guida d’intesa con il garante della privacy al fine di fornire a tutti i cittadini e le PP.AA. delle regole operative per gestire al meglio la novità.

In particolare, in esse si è previsto tra le altre cose l’obbligo per tutte le amministrazioni di istituire un apposito ufficio per l’accesso civico, di formare un registro delle istanze e di aggiornare i propri regolamenti interni sulla conoscenza dei dati e dei documenti.

Con specifico riferimento alla privacy, si segnala che le linee guida hanno chiarito che, nel caso in cui sia a rischio la riservatezza di determinati individui, i documenti devono essere consegnati con i necessari omissis.

Il documento concordato tra ANAC e garante, infine, rileva per aver posto dei limiti che hanno in un certo ridimensionato il nuovo FOIA, tra i quali l’esclusione della rielaborazione di dati dal potenziale oggetto delle istanze di accesso.

Fonte:(www.StudioCataldi.it e ReddeRationem APS)

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2 risposte a “Spiegazione per il Comune, ecco come funziona il FOIA

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